6 mesi di lavoro, sei mesi di ferie: la ricetta della felicità?

Benvenuto nel mondo di Ultra Romance, al secolo Benedict, un 35enne americano che ha scoperto come essere felice e lo mostra, nelle foto che si fa in giro per il mondo, a bordo della sua bici.
Benedict non ha mai nascosto di trovare innaturale lavorare e che proprio non gli piace. Quindi ha deciso che finito il college (ha una laurea in scienze della nutrizione ed è molto attento a quello che mangia) avrebbe lavorato quel tanto che gli sarebbe bastato per fare quello che più gli piaceva fare: girare il mondo a bordo della sua bici. Anzi: di una delle sue 15-20 bici. Perché non 15 o 20? Perché alcune sono a pezzi: Benedict infatti guadagna il minimo necessario a viaggiare rivendendo pezzi di bici e come pescatore o guida turistica.

Lavorare è innaturale

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400 anni fa in New England in 9 ore ti procuravi tutto ciò che era necessario a vivere una settimana. Il resto era tempo libero. Viviamo e lavoriamo così dalla rivoluzione industriale in poi ma non fa per me“.
Benedict è sempre stato appassionato di antropologia e il suo studio gli ha fatto capire che lavorare per vivere è un concetto moderno. Si può vivere anche diversamente. Lui lo fa – almeno per 6 mesi all’anno: non ha un conto in banca, non sa quanti soldi ha, non pensa troppo al futuro. I soldi che guadagna spesso li chiude in sacchetti che seppellisce. Ma è felice: con la collezione di bici che i genitori gli custodiscono nell’interrato e con la libertà che il viaggiare da solo o con amici gli concede.
Lavora quel tanto che basta, poi parte. È arrivato fino in Nuova Zelanda. 10 dollari al giorno, un giorno dopo l’altro.

Una bici come amica

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La compagnia di vita è la sua bici. Che per lui è un concetto variabile, non essendocene solo una. Diciamo che la bici è un’entità meccanica su ruote che cambia forma fisica e colore ma che resta un mezzo di locomozione. E anche un forma di terapia: “Se non ho la mia bici vicina mi vengono gli attacchi di panico. La bici è la mia via di fuga. Può anche avere le ruote bucate: tanto si aggiustano“.

Un uomo antimoderno?

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Puoi pensare che Benedict sia fuori dal tempo e che è facile come fa lui: niente famiglia, niente figli. Ma anche nessun mutuo, nessun debito, nessun legame con la società. Lui non rinnega però la modernità: “Mi piace la mia connessione internet, mi piace Instagram, mi piace Whole Food. Mi piacciono le comodità della vita moderna“. Solo che ha deciso di non essere schiavizzato per goderne. È una persona economa alla fine: spende quel che può, non fa mai il passo più lungo della gamba.

Un saggio di 35 anni

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Si dice che solo i vecchi abbiano la saggezza, perché hanno vissuto a lungo e visto ogni cosa. Forse l’averne viste tante ha conferito a Benedict una specie di saggezza prematura perché se lo senti parlare non puoi che pensare “Ehi fratello, hai ragione”.
La passione per la libertà l’ha sempre reso intollerante ai vincoli: “Hai 24 anni, esci dal college e già hai i tuoi debiti studenteschi da ripagare. Trovi una ragazza, ti sposi, fai una famiglia. Ormai sei obbligato a lavorare per tenere tutto insieme. Questa roba non fa per me“.
Riconosce che questa intolleranza per il genere di vita che facciamo in milioni l’ha portato a cercare altro: “I soldi, la burocrazia, i conti: tutta roba che non fa per me, uno stress. Allora l’ho eliminata“.

Un folle? Un illuminato? Uno che “Bravo, così son capace anche io”? È un po’ come con l’arte contemporanea no? “Quel quadro ero capace di farlo anche io” “Sì, ma lui l’ha fatto per primo”.

Quindi, se pensi che gran parte dei tuoi pensieri vengano dai soldi, dal lavoro, dallo stress, pensa che c’è anche chi ha detto “Io non ci sto”. E l’ha fatto.

È uno che dice “Sono felice e sono sempre disposto al cambiamento“. Forse la chiave sta lì: nel non aver paura che ci sia qualcosa di diverso, nel provare a cercarlo. Nel farlo, davvero.

(via BusinessInsider, Runlovers, photo credits Ultra Romance)