#TOURDEFRANCE: PERCHE’ ARU PUO’ FARCELA…

Fabio Aru può farcela a vincere questo Tour de France? Al momento la scaramanzia è d’obbligo e sia lui che il suo entourage hanno dichiarato di pensare solo alla tappa di domani. Nessuna distrazione. Si predica umiltà ma la consapevolezza di essere vicino a qualcosa di grande è forte.

Partiamo subito dalle incognite. Una, sottovalutata sino a qui, si chiama Romain Bardet. Il francesino, vincitore oggi, da inizio Tour sta pedalando molto bene e per di più è supportato da una potente AG2R. Apparentemente fragile, Bardet in realtà è un cagnaccio che è già salito sul podio di Parigi 2 anni or sono.

La seconda è ovviamente Chris Froome che ha dalla sua l’esperienza e la cronometro finale di 22 km che equivalgono a circa 1’:30” di vantaggio sugli altri.

La terza è la squadra, intesa come team rimaneggiato dalle cadute e poi dalla verve del manager Alexander Vinokourov che oggi già lo dava per favorito numero uno. Vino ha bisogno di propaganda politica in Kazakistan, ma qui in Francia con certe sparate è meglio andarci cauti.

Infine la classifica che è molto corta, il 4° Ciccio Uran è a soli 56”. Uran un grande Giro però non lo ha mai vinto.

Veniamo agli aspetti positivi, quelli che possono far svoltare. Ci sono dei segnali che a volte sembrano banali, ma che poi si rivelano fondamentali. Aru pedala in scioltezza, è magrissimo ed ha vinto subito a inizio Tour, come Vincenzo Nibali nel 2015. Coincidenza? Speriamo di no. Ciò gli ha permesso di non perdere secondi preziosi. Il Giro d’Italia saltato per infortunio gli ha lasciato dentro tanta voglia di riscatto. Al momento il sardo possiede un’esplosività tale da essere uno dei pochi in grado di fare la differenza in salita con una sparata secca di 2 km.

Il vantaggio è esiguo, 6″, ma il simbolo del primato regala una consapevolezza tutta nuova e quando si respira aria di leadership…. si creano crepe importanti anche nelle armature degli invincibili alti e biondi.

Ci sono poi elementi che possono influenzare gli avversari. Bardet è molto giovane e ha addosso la pressione di tutta la Francia. Speriamo per lui che la sappia reggere.

Infine Froome che oggi è letteralmente saltato per aria. Raramente lo si è visto così in difficoltà, scomposto e piantato. Di sicuro ha una squadra eccezionale con un Landa strepitoso.

La storia insegna comunque molte cose e il keniano bianco ha sempre aggredito i suoi Tour vinti sin dall’inizio per poi calare nel finale.

Ovviamente anche Aru deve stare attento. Lo scorso anno si è sciolto proprio nei pressi di Parigi.

Domani si riparte per una nuova avventura. Cosa ci aspetta?

Tredicesima tappa da Saint Girons a Foix. Solo 101 km ma con tre salite di prima categoria: il Col de Latrape (5,6 km al 7,3%), il Col d’Agnes (10 km all’8,2%) e il Mur de Peguere (9,3 km al 7,9%), con scollinamento a 27 km dall’arrivo.